Emilio De Marchi
Il cappello del prete

a cura di Francesco De Nicola

Un best-seller di fine ottocento. Nello scenario di Napoli e della sua periferia De Marchi colloca la storia di un delitto. I due protagonisti, U barone e U prevete, sono entrambi esseri abbietti: l'assassino è il barone Carlo Coriolano di Santafusca, un nobile decaduto vizioso, dissoluto e dedito alle pratiche più immorali accennate, sia pure piuttosto pudicamente, nel capitolo intitolato "L'orgia" dove, tra l’altro, si legge che l’ "onda bionda e spumosa" della Sciampagna "spruzzò i seni delle ragazze" e dove "donne sdraiate e seminude [...] fumavano le loro sigarette"; ma oltre a ciò il nobile libertino è anche un darwiniano e acceso materialista, ma anche forte del suo privilegiato ruolo sociale per ritenersi al di sopra della giustizia e delle leggi dello stato. L'assassinato invece è don Cirillo, un prete ricchissimo grazie al lotto e all'usura, pure chiacchierato perché i numeri giusti per vincere al lotto li dà alla bella moglie del cappellaio... Sono in scena, insomma, due squallidi personaggi che rappresentano il peggio della nobiltà e della chiesa, gli istinti più meschini e sfrenati.


      PDF assagio       consulta l'Indice
Pubblicato il 06/01/2006
pagg. 240
formato cm. 13 x 20
Collana: I CLASSICI
Genere: Narrativa, ricerca universitaria
ISBN 9788896647868

Prezzo di Copertina € 16.00


Se vuoi comprare con carta di credito vai su Amazon

Se invece vuoi pagare con Bonifico Bancario o Conto Corrente Postale, procedi qui di seguito


Quantità:

 
In questo romanzo di fine '800 l'autore tratteggia in modo mirabile le ansie e le angosce di un nobile napoletano dell'epoca che per una vita viziosa e sregolata ha sperperato il suo denaro e il patrimonio degli avi. Non è un delinquente abituale ma, indotto dalla fame e da un miraggio di rigenerazione della propria vita, decide di uccidere un prete usuraio, di appropriarsi della sua ingente massa di denaro e di nasconderne il corpo sotto alcune macerie nella sua tenuta. Resta fuori solo il cappello che, rientrato in circolazione per motivi fortuiti, diventa l'elemento dominante dei pensieri del nobile e la causa fissa delle sue paure.
Pietro Z. (via Amazon) 04/12/2016

Un bellissimo giallo (ma non solo) che tratta delle peggiori passioni umane come il denaro, la colpa, la paura e che avvince dall'inizio alla fine. I personaggi sono disegnati in modo arguto e con umorismo. Se si considera che il libro è stato scritto alla fine del 1800 se ne apprezza ancora di più la bellezza. Da leggere.
Roberto (via Amazon) 18/07/2016

Niente male questo racconto fine '800! Crea nel lettore uno stato di tensione che non è di poco conto. Personalmente mi è piaciuto. Non è un giallo Non è un noire non è un gotico......ma è l'esatta metà di questi 3 generi!
Valeria (via Amazon) 01/09/2017

Apparso come feuilleton nel 1887 e pubblicato nel 1888, questo romanzo di De Marchi raccolse un grande successo di pubblico. Si tratta di un proto-giallo, il primo in Italia del nascente genere. Il protagonista è un nobile partenopeo, l'elegantissimo barone di Santafusca, che, oberato dai debiti, decide di eliminare il suo usuraio, nientemeno che un prete. Coma mai, tuttavia, continua a comparire ovunque il cappello tripuntuto del defunto? Il lettore segue la vicenda dal punto di vista del barone, un po' come, se mi è permesso un paragone ardito, il duplice (in realtà triplice) omicidio in "Delitto e castigo", vissuto dalla parte di Raskolnikov. Non ci troviamo innanzi ad un monumento psicologico come il capolavoro russo appena citato, quanto piuttosto ad un romanzo leggero e coinvolgente. La storia si succede rapida, ben architettata seppure non particolarmente complessa. Insomma: un'eccellente esordio per il romanzo giallo in Italia!
Matteo (via Amazon) 02/05/2014

Un romanzo ben fatto, scritto in maniera semplice e accurata. Consigliato ovviamente a tutti gli amanti del genere, non ve ne pentirete.
Lorenzini Silvio (via Amazon) 28/11/2016

Purtroppo non son bravo recensore. Il libro mi è piaciuto molto,lettura scorrevole e piacevole. Ci si addentra nei pensieri de " U Barone" e si resta affascinati. Bella anche la descrizione degli ambienti ,paesaggi e persone della Napoli di fine '800 . Bello bello 5 stelle
Simone (via Amazon) 14/04/2017

Da leggere assolutamente! Un tempo la letteratura italiana aveva molto da dire e una lingua fantastica per farlo. Piacevole, scorrevole e avvincente
Pierpaolo Bordini 17/09/2017

Passato alla storia come uno dei primi esemplari italiani di romanzo poliziesco (se non il primo in assoluto), Il cappello del prete resta probabilmente il più vivo e godibile fra i numerosi lavori narrativi di Emilio De Marchi. Il caso riguarda l’uccisione di don Cirillo, un anziano sacerdote napoletano noto per i suoi traffici finanziari e la sua abilità nel predire i numeri del lotto. Modalità e autore del delitto sono noti al lettore sin dall’inizio, e tutta la suspense della narrazione è affidata alle pittoresche vicissitudini attraverso cui l’unico corpo del reato, il copricapo della vittima, finisce inopinatamente per mettere l’omicida con le spalle al muro. La vicenda è ambientata in una Napoli di maniera, quale poteva immaginarla e rappresentarla un autore totalmente radicato nella sua Milano. Eppure, a ben vedere, è proprio dal filone coloristico e dalla folla dei comprimari che provengono le note più autentiche e simpatiche del romanzo. Il protagonista, in fondo, non è che uno dei tanti nobili decaduti e presuntuosi che affollano la letteratura ottocentesca; e l’analisi dei suoi moti di coscienza, ancorché magistralmente condotta, patisce fatalmente il confronto con un termine di paragone proibitivo come Delitto e castigo. Piene di vita e di umanità restano invece certe macchiette di ambiente popolare, come l’umile cappellaio che vende a don Cirillo il fatale copricapo, ricevendone in cambio un terno vincente, o don Ciccio, l’avvocato dei poveri, “piccolo, con una pancia asciutta come un’assicella, stizzoso, uncino, nervoso come un campanello elettrico”; o l’anziano parroco di Santafusca e il suo campanaro, tanto angelici quanto pieni di arguzia, che paiono usciti dai Fioretti di san Francesco.
Aprosdoketon 03/09/2014