VitalijShentalinskij
  Vitalij  Shentalinskij

Vitalij Aleksandrovič Šentalinskij, (Kemerovo, 7 ottobre 1939) era stato in gioventù un poljarnik, un ricercatore dell'Artico, dove aveva compiuto diverse spedizioni per monitorare in particolare i comportamenti delle femmine degli orsi bianchi. Si erasuccessivamente dedicato attivamente e appassionatamente alla letteratura, scrivendocinque volumi di versi e cinque in prosa, tra cui una trilogia che lo ha fatto conoscere anche al di là dell'oceano (Rabysvobody, Schiavi della libertà; Prestuplenie beznakazanija, Delitto senza castigo; Donos na Socrata, Delazione contro Socrate). In Italia era stato pubblicato, tradotto dal francese, I manoscritti non bruciano (Garzanti 1994; nel volume l’autore raccontava sommariamente la sua esperienza alla Lubjanka, pur senza addentrarsi nei contenuti dei fascicoli lì conservati).

Siamo nella seconda metà degli anni 80. Michail Gorbačëv aveva già avviato con successo i processi diriforma legati alla perestrojka e alla glasnost’. Šentalinskij capisce che i tempi sono maturi per portare avanti un progetto che gli stavamolto a cuore. Entrare nella Lubijanka, la sede dei servizi segreti sovietici, per mettere finalmente le mani sugli imponenti archivi relativi ai dossier sugli scrittori e poeti lì imprigionati allo scopo, tra gli altri, di ricevere le loro delazioni, e a quelli soltanto censurati e ostacolati severamente dal regime.

L'impresa di Šentalinskij fu considerata da tanti una vera e propria follia. Un intero anno fu infatti completamente speso soltanto per creare quella Commissione e un altro anno per attraversare i portoni della Lubjanka, che gli ostacoli eretti dal KGB e dalla Procura a difesa dei segreti lì custoditi si ostinavano a rendere impenetrabile, nonostante il sopravvenuto clima di glasnost’ nel paese.

Finalmente, nel 1989, Šentalinskij riesce nel suo intento. Dagli archivi finalmente accessibili spunta di tutto. Una copia dei diari sequestrati a Bulgakov, di cui lo scrittore aveva bruciato gli originali, documenti riguardanti Isaak Babel', Pavel Florenskij, Andreij Platonov, il poeta Mandelshtam e molti altri. Ma anche verbali di pedinamenti, ordini di carcerazione, tutta la documentazione dei metodi con i quali i servizi segreti e la polizia segreta tenevano a bada i dissidenti.

Ecco come Šentalinskij descrive il clima del periodo delle censure staliniane:
“Il genere della delazione è esistito in tutti i tempi, ma non ha mai conosciuto una fioritura pari a quella che ha avuto nella nostra storia più recente. Il metodo del realismo socialistasi è radicato non solo nella nostra arte, ma anche nella nostra vita. Esso ci ha imposto di riflettere la vita non come essa è, ma come dovrebbe essere, e di vivere non la nostra esistenza, ma quella dettata dall’ideologia politica dominante. E dato che in questo tipo di esistenza, totalmente organizzata e sterilizzata, non c’era posto per chi pensava e viveva in modo diverso, era essenziale denunciare e neutralizzare con ogni mezzo questi oppositori. In campo artistico, ciò avveniva con la censura più feroce, con la delazione, con la repressione. La delazione era un dovere civico e chi vi si opponeva era considerato un criminale.”
"La parte migliore della cultura russa - ebbe ancora modo di dire Šentalinskij - finì per settant'anni a morire nei Gulag".